Dal momento che un oggetto entra nella sfera del “l’ho buttato”, come per magia scompare, non esiste più ai nostri occhi, ma nella realtà continuerà ad esistere e si sommerà ad altri oggetti, in un moloch di rifiuti al quale stiamo sacrificando le nostre esistenze. L’errore consiste nel non curarsi del passaggio più importante che compie tutto ciò che esiste: la trasformazione. A Oz Officine Zero si interviene su quella trasformazione. Eliminando ogni relazione verticale, ex operai, studenti, artigiani e lavoratori autonomi si sono uniti per costruire lavoro dal basso, mutualistico e collaborativo. Così, mentre un fabbro e uno storico osservano significato e significante di un oggetto, un architetto e una musicologa restauratrice utilizzano mezzi di produzione abbandonati, per trasformare qualcosa da rifiuto a prodotto, inceppando uno dei meccanismi vitali della società dei consumi.

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